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Scenario post-apocalittico in Siria. La guerra riduce il paese in macerie


La scrittrice e giornalista italo-siriana Asmae Dachan racconta la situazione della Siria ai ragazzi delle terze della scuola media M.L. Patrizi di Recanati.

“Che peccato che oggi c'è il sole, gli aerei voleranno.”

Questo è quello che pensano gli abitanti della Siria, vittima della tragica guerra che ormai va avanti da più di cinque anni, raccontata dalla giornalista italo-siriana, Asmae Dachan, ospite della scuola Patrizi il 12 dicembre.




Tutto ha avuto inizio nel marzo 2011, quando la popolazione manifestò contro il regime del presidente Bashar Al-Assad.

Infatti fino al secolo scorso la Siria era un paese fiorente e sviluppato, sbocco commerciale sul Mediterraneo, in cui nacquero alcune antiche civiltà (si pensi che vi si trovano gli unici due villaggi al mondo in cui si parla ancora l'aramaico, la lingua di Gesù). Questo fino a quando, dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Francia si impossessò del paese che, dopo aver dichiarato indipendenza il 17 Aprile 1946, vedette succedersi al comando diversi governi deboli. In contrapposizione, l'esercito divenne sempre più potente e, approfittando della debolezza del governo, attuò un colpo di stato che ebbe come risultato l'instaurazione di un regime dittatoriale incentrato sull'esercito e con a capo Hafiz Al-Assad, a cui nel 2000 succedette il figlio Bashar, che continuò con le violenze e la privazione di libertà.


La Siria è tuttora sotto il regime di Bashar Al-Assad, che impone una condizione così drammatica da potersi paragonare a quella della Seconda Guerra Mondiale: i maschi sono infatti costretti ad arruolarsi nell'esercito fin dagli undici anni, i cittadini non possono scendere in piazza e devono quindi restare segregati in casa come in una prigione. Il governo inoltre non vuole che si sappia all'estero della situazione interna al paese, ragion per cui chi viene trovato in giro con un cellulare o una fotocamera accesa viene arrestato e torturato. Ci sono continui bombardamenti che distruggono non solo le città ma anche i luoghi pubblici e gli ospedali che ospitano neonati e feriti. Il governo ha poi persino vietato di protestare contro questa situazione punendo qualunque trasgressore, come è successo a dei ragazzi minorenni che sono stati arrestati, torturati e fatti “sparire nel nulla” dal governo o come è successo, su più ampia scala, ai cittadini di molte città che protestarono nelle piazze nel marzo del 2011 e sono stati per questo uccisi dall'esercito che sparò sulla folla.


Asmae Dachan, nata in Ancona da genitori siriani, ha poi illustrato quanto detto in precedenza con tragici video ed immagini realizzati da lei e da suoi collaboratori per rafforzare il concetto delle sue emozionanti parole. Ha inoltre mostrato altri video ed immagini di giornalisti siriani che presentano alcune importanti città del paese prima e dopo la guerra che è ancora in atto e uno in particolare girato all'interno di un ospedale bombardato durante le riprese.

Per non commettere queste atrocità contro la propria gente, molti ragazzini lasciano l'esercito “clandestinamente” per poi fuggire dal paese o creare un esercito oppositore. Dopo le rivolte del 2011 il governo siriano, mentre arrestava i giornalisti e i fotografi innocenti, iniziò a rilasciare i veri criminali che, unendosi ai mercenari mandati dagli stati circostanti, costituì un movimento terroristico estremista che oggi conosciamo come ISIS e che da anni terrorizza non solo la popolazione siriana ma l'intera Europa con attentati e stragi.

Quotidiane sono violazioni di diritti umani, stupri, assedi, bombardamenti e fughe. Difatti la popolazione siriana è messa di fronte a due scelte: restare in patria e morire o emigrare ed affrontare un futuro incerto.

E' ben comprensibile che molti scelgano la seconda opzione, circa un quinto della popolazione siriana (5 su 23 milioni) è composta da profughi che si trovano in altri paesi. La Siria è da tempo scomparsa dalle prime pagine dei giornali, ma i massacri nel paese purtroppo non sono mai cessati.

Una cosa è però certa: nessuno, quando la guerra in Siria è scoppiata il 15 marzo 2011, pensava che cinque anni dopo il conflitto sarebbe stato ancora in corso, con conseguenze devastanti per la regione e centinaia di migliaia di morti.



Nel dibattito finale, tra le tante domande emerse dai ragazzi, ne ricordiamo una in particolare scaturita dalla visione del filmato sull’ospedale pediatrico bombardato: “Secondo lei come mai anche in queste condizioni continuano a nascere bambini?” Asmae, dopo aver confidato che se lo è chiesto tante volte anche lei, ha fatto capire che la vita e la speranza sono più forti di queste tragedie.


Diego Tartaglini, Sara Scarponi, Carolina Nunez, Rachele Vecchioli



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